[Osservatorio Cinture] Morti o feriti perchè senza cinture

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Re: [Osservatorio Cinture] Morti o feriti perchè senza cinture

Messaggio da ottobre_rosso » 24/10/2017, 15:16

Si schianta lungo la declassata, gravissimo ventisettenne

L'incidente è avvenuto a Prato nella notte tra sabato e domenica. Il conducente estratto dalla lamiere dai vigili del fuoco. Sottoposto ad un intervento chirurgico, è in prognosi riservata

Uno schianto terribile contro un palo, la macchina completamente distrutta e il conducente estratto dalle lamiere e operato d'urgenza all'ospedale Santo Stefano dove è ancora ricoverato in prognosi riservata. Il pauroso incidente è avvenuto nel fine settimana, nella notte tra sabato e domenica lungo la declassata, nel tratto all'altezza della vecchia Coop, proprio in prossimità di uno degli autovelox spenti nei giorni scorsi in seguito ad una sentenza del tribunale di Prato. Al volante dell'auto, una Mini, un uomo di 27 anni, residente a Quarrata. Sul posto l'ambulanza inviata dal 118, i vigili del fuoco e la polizia municipale per i rilievi utili a ricostruire la dinamica dell'incidente provocato dalla velocità sostenuta e, gli esami disposti dalla Municipale, diranno anche se dall'abuso di alcol o sostanze stupefacenti. Sembra accertato, invece, che l'uomo non indossasse la cintura di sicurezza.

Fonte: toscanatv.com
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Messaggio da ottobre_rosso » 24/10/2017, 15:19

Perde un figlio nell'incidente, "Ho trasformato la tragedia in amore per il prossimo"

Tavarnelle val di Pesa (Fi), la storia di Vanna Vanni, che ha aiutato centinaia di bambini di Chernobyl

Tavarnelle Val di Pesa (Firenze), 24 ottobre 2017 - Quando il volontariato nasce da un dramma personale, uno dei peggiori che un essere umano possa trovarsi a vivere: la perdita di un figlio. E' la storia di Vanna Vanni, una donna di 64 anni che vive a Tavarnelle Val di Pesa.

Nel 1997 perse il suo figlio primogenito Matteo e, anche grazie all'attività di volontariato, che da allora assorbe buona parte del suo tempo, è riuscita a trasformare quel dramma in amore da donare al prossimo.

Oggi, dopo 20 anni, il suo gesto d'amore, che porta il nome del figlio, Matteo Fusi, è diventato un progetto umanitario che ha coinvolto e continua a coinvolgere un numero sempre maggiore di persone.

Nel mezzo c'è un mondo del quale Vanna racconta anche quei piccoli dettagli che costituiscono parte integrante di ciò che il progetto, grazie soprattutto al suo apporto, umano ed economico, è riuscito a diventare.

“Matteo era un ragazzo solare – ricorda – come il sole splendente di quel 20 luglio 1977, il giorno in cui è venuto al mondo”. Era invece il 6 settembre 1997, aveva da poco compiuto 20 anni, quando ebbe un incidente, mentre era alla guida della sua auto insieme a due amici. Un incidente che gli costò la vita.

“Sarebbe dovuto partire per un viaggio studio in Inghilterra, che lo avrebbe tenuto lontano da casa per due mesi – prosegue Vanna -. Per questo, quella sera, era andato a cena con i suoi amici Simone e Michele. Teo (il nomignolo con il quale Vanna lo chiama tuttora affettuosamente ndr) non beveva e non fumava. A lui però le auto erano sempre piaciute tanto e aveva da poco fatto il nuovo assetto alla sua Peugeot 206 cabrio. Su una curva, in salita, la macchina slittò e lui non aveva la cintura di sicurezza allacciata; per questo nell'impatto, violento, andò a sbattere la testa nell'intelaiatura in ferro della capote e riportò un forte tramua cranico. Non aveva neanche un graffio, solo un ematoma laterale, ma non si è mai risvegliato dal coma. E pochi giorni dopo, l'11 settembre, ci lasciò”.

Da lì la disperazione, profonda, inaudita, smisurata, che solo chi ha provato un dolore analogo può riuscire a comprendere. La disperazione di una mamma, di un babbo – il marito, Fabrizio, è un noto imprenditore di Tavarnelle – e di tre fratelli, tutti più piccoli di Matteo. Ma anche l'inizio della rinascita: quella che Vanna ha voluto compiere per far “rivivere” il suo “Teo”.

“Il giorno del funerale di Matteo, non mi ero resa conto di quanti fossero coloro che si erano stretti intorno alla nostra famiglia – dice ancora Vanna –. Ho visto alcuni giorni dopo una foto sul giornale e mi sono accorta che un fiume enorme di persone, sicuramente l'intero paese, si era fermato per rendere omaggio a nostro figlio. Non molto tempo dopo mi sono sentita dentro una forza, probabilmente l'amore per Teo, che mi esortava a fare qualcosa all'interno della quale mio figlio avrebbe potuto continuare a vivere”.

E così fu. L'associazione per l'accoglienza dei bambini di Chernobyl, esisteva a Tavarnelle già dai primi anni '90, essendo sorta a pochi anni di distanza da quel 1986 quando un incidente nella centrale nucleare, uno dei più grandi disastri della storia, provocò una massiccia fuoriuscita di materiale radioattivo che si riversò sulle aree limitrofe, ma che raggiunse anche molti Stati europei, fra cui l'Italia e la parte orientale dell'America del nord.

“Anche quando Matteo era ancora con noi – tiene a precisare Vanna – avevamo pensato di aderire all'iniziativa e dare la nostra disponibilità ad accogliere un bambino di Chernobyl, uno dei piccoli, orfani o con famiglia, ospitati dalle famiglie di Tavarnelle per cinque settimane due volte ogni anno, allo scopo di disintossicarsi dal cibo e dall'aria contaminati presenti nei luoghi dove vivono”.

L'ingresso nel progetto di accoglienza da parte di Vanna e di Fabrizio, ha dato tuttavia una nuova spinta propulsiva, all'impegno delle famiglie. “In seguito all'incidente di Matteo – continua – l'assicurazione ci riconobbe un risarcimento, che decidemmo di devolvere interamente all'associazione”.

E come segno di gratitudine l'associazione prese il nome di Matteo, diventando prima il Comitato progetto Chernobyl Matteo Fusi e successivamente il “Progetto Umanitario Matteo Fusi”, “affinché in futuro – precisa Vanna – si possa riuscire a coprire un ventaglio più ampio di iniziative”.

Insomma dal 1998, l'anno successivo alla perdita di Matteo, Vanna e Fabrizio sono diventati i coordinatori e i maggiori sostenitori del progetto del quale, oltre a curare la parte organizzativa, si accollano per intero le spese per il viaggio aereo di andata e ritorno di tutti i bambini, nonché degli insegnanti e degli interpreti che li accompagnano.

Durante la loro permanenza a Tavarnelle, i bambini continuano infatti a frequentare la scuola, proprio grazie alla presenza degli insegnanti madrelingua. Vanna e Fabrizio contribuiscono anche alla realizzazione dei necessari lavori di ristrutturazione di strutture pubbliche, come ad esempio le scuole, nei villaggi dove i piccoli vivono.

L'associazione lavora attualmente con i villaggi di Vyshemir e di Glybov. Inutile far notare a Vanna quanto è immensa l'opera di volontariato che oltre a compiere personalmente, si impegna ad estendere e diffondere a un numero sempre più alto di persone.

Quando infatti le viene detto lei risponde: “Nella morte di Matteo ci ho fatto rinascere la vita. La sua foto è esposta in tutte le scuole dei villaggi con i quali lavoriamo tanto che, quando i bambini arrivano in Italia e sfogliamo insieme un album con le immagini di Matteo, lo riconoscono subito. Conoscono la sua storia e sanno del suo incidente, grazie al racconto delle maestre, e quindi lo considerano un amico. Questo per me è un manifestare che lui c'è ancora e un modo per condividere il mio dolore con gli altri, facendo del bene. Il volontariato in fondo è proprio questo: una cosa che appaga e che restituisce tanto, ma che va fatta senza aspettative, solo per il piacere di donarsi”.

E quanto questo piacere sia per lei grande lo si capisce quando, parlando della sua attività di volontaria, lo fa con una gioia e un entusiamso, che sembra quasi impossibile possano essere scaturiti da un dolore così immenso.

“Da quasi 20 anni – continua Vanna – ospito un bambino di Chernobyl. Anzi, a dire il vero, in casa mia ce ne sono stati almeno tre alla volta e si sono sempre integrati con i miei figli. L'età dei bambini che ospitiamo va dai 6 ai 16 anni. Inizialmente venivano anche dall'orfanotrofio di Stankovo, ma poi era diventato un problema perché il legame che si stabiliva con le famiglie era troppo forte e, quando i bambini dovevano ripartire, il dolore era davvero tanto. Adesso i piccoli ospiti che arrivano dai villaggi della provincia di Rechiza, hanno tutti una famiglia, infatti portano con se' uno zaino con qualche piccolo cambio e dei souvenirs per noi. E' bello vedere come le loro famiglie facciano di tutto per dimostrarci la loro gratitudine. E noi ricambiamo acquistando loro degli abiti e occupandoci del mantenimento del bambino nel periodo di permanenza”.

Per un attimo gli occhi le diventano lucidi, quando il suo ricordo vola al primo bambino che ha ospitato, Victor. “Aveva 6 anni e i capelli rossi. Era timido e l'unica parola italiana che pronunciava bene era il mio nome. E' venuto a casa mia per 5 anni consecutivi, due volte per ciascun anno. L'ho rivisto dopo tantissimo tempo, qualche anno fa. Era diventato un uomo grande e grosso, alto quasi due metri che di quel bambino che ospitavo, conservava ormai soltanto i capelli di colore rosso e i suoi occhi, inconfondibili. Eravamo nella piazza principale di Rechiza, dove lui lavorava come autista di ambulanza. Quando i nostri sguardi si sono incrociati, ci siamo abbracciati a lungo e abbiamo pianto. Poi l'ho incontrato di nuovo qualche anno più tardi, mi disse che sua moglie aspettava un bambino: in quel momento mi sono sentita un po' la nonna di quel nascituro, è stata una bella sensazione sentirlo parte di me e quindi parte di Teo”.

Per il futuro del “Progetto Umanitario Matteo Fusi”, Vanna ha un obiettivo ben preciso. “E' quello di coinvolgere sempre più le famiglie, soprattutto quelle giovani, perché l'accoglienza di un bambino di Chernobyl costituisce un importante insegnamento da dare ai propri figli. Oltre a essere un'esperienza straordinaria, è un modo per aiutare concretamente dei bambini, per allargare le vedute e per imparare a condividere le azioni della vita quotidiana. Sono molto contenta perché quest'anno sono tre le giovani nuove famiglie che hanno aderito al progetto”.

Quando le chiedo se “racconta” mai a Matteo tutto quello che, anche grazie al suo impegno come volontaria, è riuscita a mettere in piedi, lei fa un grande sospiro, rivolge uno sguardo pieno d'amore alla bellissima foto di Matteo e risponde così: “Ogni anno, per l'anniversario della sua morte, gli facciamo celebrare una Messa e io scrivo sempre una lettera che leggo pubblicamente (questo è un piccolo estratto dell'ultima, pubblicata anche sulla sua pagina Facebook: “Non finirò mai di ringraziare di ripetere la parola 'rinascere' perché veramente ora la vera vita è rinata in un cuore di mamma, una vita che porta con se' amore gioia serenità, voglia di vivere e di amare; figlio mio è questo che tu mi hai insegnato, mi hai fatto capire quanto di più bello al mondo ci possa essere, perché tu sei vivo in me; il tuo cuore batte in me e questa è la mia forza"). Mi accorgo che, ogni anno che passa, è sempre più facile rispetto al precedente, trovare le parole giuste da dire a Matteo. E, rispetto alle prime lettere, le successive sono sempre state più ricche di speranza e di serenità. La serenità che lui mi ha saputo regalare e che io restituisco ai miei figli, ai miei nipoti, ai miei amici e anche ai bambini che ospito. No, non c'è bisogno che io racconti a Matteo, niente di quello che faccio. Mi basta dare un'occhiata alla sua foto, lasciando che sia il nostro cuore a parlare”.

Fonte: lanazione.it
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Messaggio da ottobre_rosso » 30/10/2017, 16:20

Drogato, ubriaco e senza cintura: 24enne si schianta contro una casa

Un boato e il rumore delle lamiere accartocciate: un incidente alle 3 di stanotte ha buttato giù dal letto i residenti di via Cantarana. Dalla prima ricostruzione dei carabinieri, un giovane 24enne di origini rumene ha perso il controllo della sua Mini Cooper e si è schiantato contro una casa. Sono intervenuti i vigili del fuoco per liberare il giovane e consegnalo in gravi condizioni ai sanitari del Suem che lo hanno ricoverato in rianimazione all’ospedale San Bortolo di Vicenza. Con la cintura di sicurezza slacciata il 24enne nell’impatto sul muro è stato sbalzato sul sedile passeggero e ha riportato gravi traumi. Hanno dato esito positivo i primi esami sul giovane per consumo di alcool e droga.

Fonte: ilgazzettino.it
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Messaggio da ottobre_rosso » 07/11/2017, 17:53

Macerata, auto fuori strada. Muore una 17enne, ferito il fratello

È morta sul colpo la 17enne Emily Francesca Cotton, sbalzata fuori dall’auto, mentre guidava il fratello, di un anno più grande (FOTO). Una tragedia avvenuta a Penna San Giovanni ieri pomeriggio, a pochi giorni di distanza dalla scomparsa di Filippo Murgia Lara, di 22 mesi, caduto nella piscina lo scorso 20 ottobre.

Erano quasi le 17 quando sulla strada provinciale 70 «Marina», in contrada Aiello, i due fratelli a bordo di una Fiat Panda hanno avuto l’incidente. All’altezza di una semicurva, il maggiorenne ha perso il controllo della macchina andando dritto. Per cause in corso di accertamento, ha sbandato, ha invaso la corsia opposta ed è finito contro una scarpata.

L’impatto sull’avvallamento di terreno ha fatto ribaltare la Panda più volte, rovesciandosi sulla strada. La ragazza, seduta di fianco al conducente, è saltata fuori dall’abitacolo, «verosimilmente poiché priva della cintura di sicurezza allacciata», secondo le prime ricostruzioni delle forze dell’ordine. La studentessa, di origini britanniche ma residente a Penna San Giovanni da quando era piccola, non ce l’ha fatta. Gli operatori sanitari giunti sul posto non hanno potuto che constatarne il decesso. I documenti di guida e circolazione erano regolari. Il fratello, lievemente ferito e sotto choc, è stato portato all’ospedale di Fermo per i dovuti accertamenti, mentre la 17enne, senza vita, alla camera mortuaria di Macerata, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nelle prossime ore si deciderà se procedere con l’autopsia. Ad effettuare i rilievi, i carabinieri della stazione di Penna San Giovanni insieme ai militari della stazione di Sarnano. La dinamica deve essere studiata a fondo per capire se il fratello possa avere qualche responsabilità particolare nell’incidente. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Tolentino con cinque unità e un automezzo per mettere in sicurezza l’auto. Nessuno riesce ancora a credere alla morte della ragazza, legatissima al fratello. Con solo un anno di differenza, i due condividevano passioni e amicizie.

Fonte: ilrestodelcarlino.it
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Messaggio da ottobre_rosso » 09/11/2017, 17:50

Esce di strada con l’auto e resta in bilico tra due guard-rail, morto ragazzo 25enne

E’ morto nella notte in ospedale, Francesco Barone, 25enne di Palmi, in provincia di Reggio Calabria, coinvolto in un grave incidente intorno alle 23, all’altezza di Stupinigi in direzione Nord: il ragazzo, a bord di un’auto, una Lancia Y, ha perso il controllo del mezzo e ha iniziato a sbandare e a cappottarsi finendo la sua corsa contro un guard-rail, restando in bilico tra i due spartitraffico della tangenziale Sud.
Durante la carambola il ragazzo è sbalzato fuori dall’auto perché non indossava la cintura di sicurezza. Sul posto immediatamente gli uomini del 118 che hanno trasportato il ragazzo all’ospedale Cto di Torino: le sue condizioni sono apparse subito gravissime: Sul luogo dell’incidente anche la polizia stradale che sta cercando di ricostruire la dinamica dell’incidente.

Fonte: quotidianopiemontese.it
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Messaggio da ottobre_rosso » 13/11/2017, 16:42

Indagata madre 13enne morta in incidente

Mercoledì sera a Gassino lo schianto, donna era al volante

Una ragazzina di 13 anni è morta ieri in un incidente stradale a Gassino, nel Torinese. Oggi la madre, ancora ricoverata con il marito in ospedale, è stata iscritta dalla procura di Ivrea nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio stradale. La donna, 39 anni, era alla guida di una Mini che, mercoledì sera, alle porte di Gassino, ha tamponato un'altra vettura che stava effettuando un'inversione di marcia. Nello scontro ad avere la peggio è stata la figlia Beatrice, seduta sul sedile posteriore senza le cinture di sicurezza. Al vaglio degli inquirenti c'è la velocità della Mini e il mancato rispetto delle distanze di sicurezza.

Fonte: ansa.it
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Messaggio da ottobre_rosso » 20/11/2017, 13:05

Esce di strada e sbatte contro un platano, 25enne muore sul colpo

CINTO EUGANEO. La strada provinciale 89 “dei Colli”, una delle più pericolose dell’intera provincia, torna a mietere vittime. Nuova tragedia questa mattina, verso le 11, a Cava Bomba, in direzione Vo’. Una ragazza di 25 anni, residente a Roveredo di Guà (Verona), è uscita di strada autonomamente con la propria Punto e si è schiantata contro uno dei platani a fianco della strada, morendo sul colpo. L’auto è poi finita contro un terrapieno che si trova sul lato opposto della provinciale.

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Sul posto sono giunte due ambulanze del 118 e i vigili del fuoco di Este, avvertiti da un ciclista di passaggio. Il personale del Suem ha provato a rianimare la giovane con un prolungato massaggio cardiaco, che purtroppo non ha dato esito. La polizia stradale di Piove di Sacco si sta occupando dei rilievi dell’incidente; pare che al momento dell’impatto la ragazza non indossasse la cintura di sicurezza.

Fonte: estensione.org
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Messaggio da ottobre_rosso » 11/12/2017, 10:49

Schianto sul pick-up: Federica non aveva allacciato le cinture

ALTIVOLE - Sarebbe bastato un clic, quello della cintura di sicurezza, e Federica Brollo, la studentessa che ha perso la vita nell'incidente di venerdì mattina ad Altivole, sarebbe ancora in vita. La matematica certezza, in mancanza di prove contrarie, non si può avere. Ma la dinamica dello schianto e la ferita stessa che ha causato il decesso della giovane, spingono in quest'unica direzione. Attorno alle 5.30 del mattino, di ritorno da una festa in discoteca, il pick up condotto da Francesco Zilio, 21 anni di Asolo, è uscito di strada in via Mure sbattendo contro un palo della luce che ha letteralmente abbattuto e finendo poi capovolto dentro un fossato. Il giovane è piombato col torace contro il volante riportando un trauma abbastanza serio. Ma la testa è rimasta intatta.

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TRAUMA EVITABILE - Federica, a causa del contraccolpo, è invece schizzata contro il parabrezza che ha mandato in mille pezzi. Le cinture sono lì proprio per impedire questo genere di traumi. Ecco perchè ci sono ragionevoli sospetti che la sfortunata ragazza quel mattino, durante quel breve tragitto e proprio in quella maledetta circostanza, non l'abbia utilizzata. Una parziale ma attendibile conferma arriva anche dal primissimo soccorritore, Giordano Piovesan, il 70enne che poi ha dato l'allarme: «Non ho dormito tutta la notte e non per la ferita all'orecchio che mi sono procurato tentando di aiutare quei ragazzi, ma perché ho sempre davanti i loro volti. Ne ho viste tante nella mia vita, anche incidenti, ma questo non mi abbandona un istante» spiega Piovesan con la lucida sofferenza di chi ha visto morire una giovane e la disperazione negli occhi di un altro...

Fonte: ilgazzettino.it
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Messaggio da ottobre_rosso » 04/01/2018, 9:07

Orosei, schianto contro un palo. Feriti due ragazzi

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Sono ricoverati in ospedale a Nuoro i due ragazzi che alle 4 di questa mattina sono rimasti feriti in un incidente avvenuto a Orosei.
I due, di 21 e 23 anni, entrambi di Lula, erano a bordo di una Fiat 600 che è uscita di strada e si è schiantata contro un palo della luce.
Il guidatore, rimasto incastrato tra le lamiere, ha vari traumi e alcune fratture; anche il passeggero ha riportato diverse contusioni.
Secondo una prima ricostruzione, ancora tutta da verificare, non indossavano le cinture di sicurezza e, causa dell'alta velocità, il giovane al volante ha perso il controllo dell'auto.
La dinamica è in via di accertamento da parte dei carabinieri del nucleo Radiomobile di Siniscola.

Fonte: unionesarda.it
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Messaggio da ottobre_rosso » 16/01/2018, 17:58

Muore nello schianto tra due auto

Fatale a Pietro Vercellone, di 79 anni, l’impatto contro una Golf sulla provinciale 11

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Incidente mortale questa mattina a Tronzano. Ha perso la vita un uomo di Tronzano, Pietro Vercellone, che la settimana scorsa aveva compiuto 79 anni. La sua Fiat Panda si è scontrata con una Golf: probabilmente all’origine dell’incidente c’è una mancata precedenza. Vercellone infatti da via Sabotino si stava immettendo sulla sp 11: in quel momento però arrivava una Golf condotta da un ventottenne di Biandrate. L’impatto è stato inevitabile e violento: la Panda è stata sbalzata fuori strada, per Vercellone, che pare non indossasse la cintura di sicurezza, non c’è stato nulla da fare. L’altro automobilista invece è rimasto illeso. Sul posto hanno operato i carabinieri di San Germano, i vigili del fuoco del comando provinciale di Vercelli e il personale del 118, che arrivato sul luogo dell’incidente non ha potuto fare altro che constatare il decesso di Vercellone. L’incidente è avvenuto attorno alle 8 della mattina: il traffico è da poco tornato regolare.

Fonte: lastampa.it
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